Burundi 2026: diario di una missione. Un legame di cura tra Italia ed Africa.

da Gen 29, 2026Missioni

Siamo felici di condividere con voi il resoconto dell’ultima missione in Burundi, svoltasi tra il 29 novembre 2025 e l’8 gennaio 2026 nelle zone di Bujumbura, Gitega, Bwoga e Mutoi.

Quello che leggerete non è un semplice elenco di attività, ma un viaggio del cuore raccontato attraverso le parole delle nostre splendide volontarie. In queste righe, abbiamo scelto di proporvi alcuni stralci significativi che ripercorrono le tappe fondamentali del loro percorso: dalla cura dei neonati negli ospedali al monitoraggio dei programmi contro la malnutrizione, fino ai momenti di gioco e formazione.

Il racconto si snoda su un doppio binario: da un lato la cronaca puntuale delle cose effettivamente fatte – i mattoni concreti della solidarietà – e dall’altro una riflessione più profonda sul senso del donare. Emerge così un’idea di missione che non è mai a senso unico, ma che vive di reciprocità, trasformando ogni gesto di cura in un ponte umano capace di andare oltre ogni confine.

Lasciatevi accompagnare in questa terra di “mille colline” attraverso lo sguardo di chi l’ha vissuta intensamente.

“Ogni missione in Burundi è un ritorno. Non solo in un luogo, ma nelle relazioni costruite negli anni, nei volti che ci aspettano, nelle realtà che abbiamo imparato a conoscere e che continuano a insegnarci molto più di quanto noi possiamo dare.

Siamo partite da Bujumbura, dove abbiamo incontrato le bambine che vivono per strada poiché abbandonate dalla famiglia di origine e, quindi, ripudiate: cerchiamo così di far parte della loro quotidianità fatta di fragilità, ma anche di incredibile forza. Guardare da vicino la loro realtà significa ricordarsi perché tutto questo lavoro è necessario.

Abbiamo poi visitato gli orfanotrofi che sosteniamo con il nostro contributo alimentare: Agahoza, Casa di Nazaret a Mutuensi e la casa dei ragazzi di strada del CIM (Cuore Immacolato de Maria). In alcune realtà abbiamo visto piccoli ma significativi miglioramenti, frutto di un lavoro paziente e condiviso anche con altre associazioni italiane. In altre, come a Mutuensi, abbiamo trovato situazioni ancora molto difficili: bambini molto piccoli, poche figure adulte che si occupano del loro accudimento, tanto bisogno di presenza e cura. Sono luoghi che ci ricordano quanto sia fondamentale la continuità del sostegno.

A Bwoga, presso il dispensario Centre de Santé Maria – Mère de la Vie, abbiamo seguito da vicino il programma per la cura della malnutrizione. I bambini che abbiamo preso in carico vengono pesati, misurati, monitorati con attenzione. In base ai parametri raccolti viene stabilita la quantità di farina speciale di cui necessitano, che distribuiamo ogni settimana a 240 bambini. Vedere concretamente come il nostro aiuto si traduce in un controllo costante e in un percorso di crescita è uno dei momenti più forti della missione.

All’ospedale regionale di Gitega abbiamo svolto servizio nei reparti di neonatologia e pediatria, portando avanti la nostra attività di clownterapia. Soprattutto, abbiamo raccolto il frutto di un lavoro costruito nel tempo.

Se cinque anni fa l’ingresso in ospedale da parte dei clown dottori era di fatto impossibile, oggi le porte si sono aperte grazie alla forza della clownterapia. Il direttore e il personale medico-sanitario hanno potuto constatare, anno dopo anno, quanto questo intervento sia efficace e quanto rappresenti uno strumento imprescindibile per alleviare la sofferenza dei bambini ricoverati e delle loro famiglie. La fiducia conquistata nel tempo ha trasformato quella che inizialmente era una presenza esterna in una collaborazione riconosciuta e accolta con stima.

Abbiamo visitato anche l’ospedale di Kiremba, dove siamo entrate nei reparti di pediatria, maternità e pronto soccorso con la nostra attività di clownterapia. In contesti di sofferenza, un sorriso può sembrare piccolo, ma diventa un potente rimedio che dona speranza e forza.

A Mutoi abbiamo realizzato due turni di formazione di clownterapia, coinvolgendo complessivamente cinquanta operatori sanitari. Tra loro anche il direttore dell’ospedale. L’entusiasmo e la richiesta di proseguire con l’intero percorso formativo ci hanno dato grande speranza. In quei giorni abbiamo prestato servizio anche in pediatria, chirurgia pediatrica e nella realtà di Nkuba, che accoglie orfani, anziani e persone fragili: un’esperienza intensa, impegnativa, ma profondamente arricchente.

Non abbiamo dimenticato i bambini di strada del CIM, né le persone con disabilità incontrate sia al CNAR (Centre National d’Appareillage et de Reeducation) di Gitega sia a Mutuensi. In ciascuno di questi luoghi siamo tornate come volti familiari. E questo fa la differenza.

Nel periodo natalizio abbiamo vissuto uno dei momenti più toccanti della missione: la consegna di alimenti alle famiglie più povere delle colline di Bwoga. Per alcuni anziani che non potevano muoversi i nostri volontari si sono recati personalmente a casa. Portare un dono di Natale, guardando negli occhi chi lo riceve, è un’esperienza che lascia un segno profondo.

È stata una missione piena, intensa, ricca di incontri e di responsabilità.
Una missione che ci ricorda che il vero aiuto non è solo ciò che si dona, ma la relazione che si costruisce nel tempo.

E che ogni ponte di conoscenza, ogni gesto di cura, ogni sorriso condiviso è un passo concreto verso una vera inclusione …. più reale ….. più umana.”

Clown Alba, Clown Morgana, Clown Primavera, Clown Sorpresa, Clown Stregatta.

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Perché questa non sia solo una cronaca,
ma l’inizio di un lungo viaggio.